Donna, pescatrice di perle

Ogni Donna, assomiglia ad una pescatrice di perle

Donna, pescatrice di perle

 

Si chiamano “Ama”, e sono le pescatrici di perle giapponesi… e come loro, ogni Donna s’immerge nelle difficoltà della vita, in apnea, con il solo aiuto del proprio cuore e della propria capacità di sacrificarsi per Amore…

Donna, pescatrice di perle


S’immergono senza attrezzatura, con il solo aiuto della loro forza polmonare… capaci di lunghi momenti di apnea, di continue immersioni (fino a 60 in un’ora), per risalire in superficie con in mano il loro piccolo, grande tesoro; e sono solo le donne a farlo, perchè ritenute più resistenti e tenaci degli uomini…
Un tempo iniziavano fin da adolescenti questa loro attività, sicuramente dura e non priva di rischi, e continuavano fino in età avanzata; ora le ragazze sono molte di meno… rimangono le donne adulte e le anziane che continuano le loro immersioni fino ai 60 o 70 anni.

Fino a che hanno fiato.

Alcuni pensano a loro come a delle Sirene, metà donna e metà pesce… e da quel particolare suono che emettono ritornando dagli abissi, l’”isobue” (una specie di sfiato per liberare i polmoni), nasce la leggenda del magico canto della Sirena, e invece altro non è che un grido respiratorio e di liberazione dalla morsa dell’acqua e dalla fatica.

Io penso che ogni donna, in fondo, sia un po’ una pescatrice di perle

Quante volte, nella nostra vita, ci siamo gettate a capofitto dentro a situazioni dolorose e difficili, con il solo aiuto del nostro cuore e della nostra determinazione?

Ci immergiamo in profondità ad esempio per affrontare la maternità, che non sempre regala solo momenti felici ma, e lo sappiamo bene, spesso comporta grande sacrificio fisico e mentale e completa abnegazione…
Quante volte, per un figlio, abbiamo sfidato gli abissi e cercato una luce da regalarci e da regalare… per accudirlo neonato nelle lunghe notti insonni, magari da sole, senza nessun aiuto accanto… oppure, per capirlo da adolescente, quando i mille problemi lo attanagliano e magari si scaglia rabbioso contro di noi e ci chiude fuori dalla sua porta… a sperare in un cenno, in un po’ di quiete, o ad aspettarlo rientrare, contando ansiose le ore…

Quante volte, per un uomo che non ci ha mai amato o non ci ama più, abbiamo atteso silenziose che tutto cambiasse, che da quel silenzio si sollevasse una luce…
Quante volte, per salvare un matrimonio, una convivenza, un amore, prendiamo un respiro profondo e voliamo giù e giù, nel mistero delle acque profonde, cercando una soluzione per far rimarginare presto una ferita, cancellare un tradimento, aspettare una carezza, un abbraccio, sopportare l’indifferenza, la crudeltà di parole o gesti… o semplicemente l’incapacità di vivere e di viverci, dell’uomo che abbiamo accanto…

E ancora, quante volte affrontiamo la fatica del quotidiano, divise fra un lavoro che ci toglie energia e forze, duro e magari precario, con lunghe ore passate fuori di casa, alla quale torniamo poi di corsa per svolgere tutte quelle mille attività necessarie al buon andamento domestico.
Spesso, troppo spesso, senza nessun aiuto, senza nessuna gratificazione o riconoscimento, ma grazie solo al nostro senso del dovere e alla nostra innata capacità di sacrificio.

Tutto questo con la sola forza delle nostre braccia, del nostro cuore, della nostra tenacia, della nostra capacità di sopportare il dolore, la sofferenza, la fatica, la rinuncia… e solo per riuscire a portare alla luce una piccola perla lucente, preziosa luce di felicità e di amore…

Donna, pescatrice di perle

 

Non nasce dunque dal caso il nome “Ama”, delle pescatrici di perle giapponesi…

Ama e immergiti, Ama e sfida gli abissi, Ama e cerca…

Senza bombole, senza pinne, ferendoci le mani nelle rocce e sfidando ogni giorno la nostra capacità di respirare e quindi di sopravvivere… portando alla luce una piccola sfera, per illuminare la nostra vita e la vita di quelli che amiamo.
E ogni volta che torniamo in superficie, somiglia all’Isobue il nostro pianto, e come l’isobue è un grido di malinconia per la fatica sopportata.
Una volta trovata la perla, ne facciamo fuoriuscire lo splendore grattando via, con delicata dolcezza, le impurità e le incrostazioni, cercando di mantenerne viva la luce.

Ciascuna Donna, assomiglia dunque ad una pescatrice di perle…
S’immerge e pesca per tutta la vita, e piangendo si dispera, pensando che questa volta no, proprio non ce la può fare… che è stanca e che non ha più voglia di cercare luce negli abissi.

Poi, alza lo sguardo al cielo, guarda il mare, profondamente inspira, e nuovamente s’immerge…

Per Amore, solo per Amore…

 

2 pensieri su “Ogni Donna, assomiglia ad una pescatrice di perle”

  1. Ero a conoscenza delle pescatrici di perle giapponesi perchè mi occupo proprio di perle per lavoro, e ho sempre trovato affascinante il fatto che si trattasse di donne. Leggere questo articolo mi ha emozionata, perchè anche io ho fatto le stesse considerazioni: il paragone con la vita vera delle donne è davvero azzeccato!

    1. Chiara Foianesi

      Ti ringrazio Rossella.. Sei molto gentile… 🙂
      Solo una donna può capire quanto siano faticose certe immersioni nelle profondità della vita.
      P.S. Il tuo dev’essere davvero un lavoro affascinante.. e prezioso! 🙂
      Ciao e alla prossima!

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