Come liberarsi dalla dipendenza affettiva?

Dipendenza affettiva: come uscirne?

Non c’è niente di più umano e naturale che desiderare l’affetto della nostra famiglia, l’attenzione dei nostri amici, il riconoscimento dei nostri coetanei…
Questo bisogno però, nelle persone un po’ più fragili, può assumere una forma acuta, dolorosa… tanto dolorosa da sfociare in una patologia. E’ possibile uscire da questa dipendenza dopo i 50 anni, quando ormai abbiamo trascorso gran parte della nostra vita in questa modalità di relazione?
I terapeuti affermano che si, è possibile… ed avviene quando si è pronte a riconciliarci con quello che siamo realmente, per non vivere più esclusivamente dentro lo sguardo dell’altro.

 

Cercare di “ripulire” il cuore

La prima cosa da fare, è riuscire individuare i segnali della dipendenza affettiva e “ripulire” il cuore… Primo fra tutti, la paura della solitudine, ma non solo. La dipendenza affettiva si manifesta anche attraverso altri comportamenti: la paura del giudizio degli altri, la costante ricerca di approvazione, la difficoltà a dire di no, il terrore della separazione, la paura del conflitto, la tendenza ad essere pronti a tutto pur di essere amate ed apprezzate, la seduzione compulsiva. E’ convinzione diffusa che la dipendenza affettiva riguardi solo persone dimesse, impaurite e sottomesse, ma in realtà può ugualmente manifestarsi anche in persone dalla forte personalità.
Mi ha colpito molto una storia che ho letto… la storia di Lidia, 61 anni. Lei racconta di aver capito molto tardi di essere affetta da dipendenza affettiva… Racconta di essere sempre stata una grande seduttrice, di aver avuto quattro matrimoni e molti uomini, di essere passata da un uomo all’altro, ed ogni uomo nuovo, era sempre più ricco e potente del precedente. Lidia racconta che, così facendo, si sentiva forte e indipendente, ma che in realtà, ha poi capito che era lei ad essere in perdita… tutte le sue storie finivano allo stesso, identico modo: si sentiva insoddisfatta, non amata, ansiosa… e lasciava per la paura di essere lasciata. Ogni volta, doveva trovare un nuovo amore per cui brillare. Tutto questo fino a che, compiuti i 50 anni, lo specchio si ruppe, cadde in depressione, con un tentativo di suicidio e conseguente ospedalizzazione.
A quel punto iniziò un percorso terapeutico che le permise di prendere coscienza della sua dipendenza dall’”altro”.

 

Le uscite di sicurezza esistono

Oggi, Lidia scrive di aver imparato a riempire il suo vuoto emotivo da sola… A 60 anni, finalmente vive il celibato… per lei una grande avventura, un viaggio in una terra sconosciuta… Un cammino lungo una vita per scoprire che il suo partner migliore era… lei stessa! Nel momento infatti in cui si è affidata solo a sé stessa, ha potuto trovare gli strumenti per curare e placare le sue ansie. Una vera e propria liberazione!
Una storia particolare, questa, ma sono sicura che in tante possiamo riconoscerci…
La persona che soffre da dipendenza affettiva è racchiusa in una spirale senza fine, fino a quando non ne viene necessariamente liberata. La manipolazione, il fascino, il controllo, il sacrificio, tutto è fatto in modo da bloccare l’ansia dell’altro, rassicurando, dando, riempiendo, dimostrando…
Ma l’esterno non può assolutamente soddisfare ciò che l’interno non riconosce, e quindi l’altro può incoraggiare, rassicurare, amare… il benessere sarà breve perché, in cuor suo, il dipendente affettivo interroga e nega la sua autostima ed il riconoscimento del suo valore.
E’ solo assumendosi dei rischi, sperimentando i comportamenti, sarà in grado di rassicurare se stesso, distaccandosi dagli eventi, dalle persone e riguadagnando l’amore per sé stesso…

 

 

 

Quadratura del cerchio famigliare

Una storia d’amore, basata sulla dipendenza affettiva di uno dei protagonisti, è quindi inesorabilmente destinata, nel tempo, a fallire.
Per il dipendente affettivo, la sofferenza è un appuntamento ma, al tempo stesso, anche l’oggetto del suo attaccamento, che deve essere costantemente sfidato a riempire e rassicurare, senza però che le prove siano mai sufficienti.
Se questa patologia trova il suo punto più alto nella coppia, è anche vero che può trovarsi anche all’interno della cerchia famigliare. E quindi, possiamo trovare rapporti di dipendenza ad esempio quando un genitore vede allontanarsi il figlio adolescente e quindi iniziano i primi distacchi.
Anche in questi casi, infatti, possiamo talvolta ritrovare lo stesso sentimento di abbandono, di tradimento e, di conseguenza ricatti emotivi, alternanza di amore e rabbia, che generano sensi di colpa, malinconia, rivolta. In questi casi, solo un allontanamento “reale”, può portare ad una “guarigione” e ad un rifocalizzarsi sulla propria esistenza da parte di entrambi.

 

Attenzione a fondersi con l’altro

Come parte della relazione, la dipendenza fa parte di un’idealizzazione della persona amata… Ma più temiamo di perdere l’altro “idealizzato”, più in realtà rischiamo di perdere l’altro “reale”.
Invece di vivere il presente e lavorare per la serenità, la gioia, e tutti i criteri che rendono armoniosa una coppia, quello che appare è un volto segnato dalla tristezza, dalla sfiducia, dal sospetto, dal dubbio, dalla disperazione e preoccupazione, e l’energia non è più né creativa, né amorevole.
Mettendo la nostra vita nelle mani di qualcun altro, delegando a lui le decisioni riguardanti il nostro quotidiano e facendo del nostro meglio per soddisfarlo, anche a costo di rinunciare alle nostre passioni, al nostro modo di essere, a noi stesse, non solo ci appiattiamo in una vita non “nostra”, chiudiamo noi stesse in una sorta di “gabbia dorata”, ma rischiamo anche che, nel momento in cui si dovesse verificare un abbandono, noi ci sentiamo perdute, non siamo più capaci di prendere nessun tipo di decisione, ritrovandoci sole e vuote.

 

Più paura che danno

Per sfuggire a questa patologia della dipendenza, il rischio è proprio quello di non essere in realtà in grado di evitare di perdere l’altro e di affrontare la solitudine.
Le angosce, possono essere superate, solo affrontandole e guardandole negli occhi con coraggio, mai ignorandole facendo finta di niente.
Affrontare la paura, lavorarci sopra a lungo… questo permette di diventare più forti, aiuta nel distacco e nella consapevolezza della propria capacità di agire, nonostante le paure.
L’ultimo passo per uscire dalla dipendenza affettiva è quello di accettarsi e di amarsi per quello che si è, invece della faticosa ricerca del riconoscimento, dell’approvazione dell’altro.

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