La Bellezza dell'Imperfezione

La Bellezza dell’Imperfezione

Bellezza nell’Imperfezione

La Bellezza dell'Imperfezione

“Mi piacciono persone che sono come me, che hanno le stesse stranezze, la stessa curva di particolarità, il peso delle esperienze e una certa eccentricità. Mi piacciono persone come me, che conservano la loro bellezza nell’imperfezione, nelle tracce di non banalità.”

Charles Bukowski

Qualche anno fa ho partecipato ad una bellissima conferenza tenuta da Laura Pigozzi, psicanalista e cantante jazz, in occasione della presentazione del suo libro “A nuda voce:Vocalità, inconscio, sessualità” ed in occasione della quale, fu affrontato l’argomento del “Timbro blu”.

“Il timbro blu è quella voce (anche di uno strumento) che ci ammalia, che ci cattura intimamente senza un motivo spiegabile. Kandinskij si innamorò di quella che diverrà poi sua moglie, dopo averla sentita al telefono. Dipinse un acquarello per quella voce sconosciuta, immediatamente, ancora prima di incontrare la donna… Il timbro blu e’ un suono magari imperfetto, forse nemmeno necessariamente bello, non è classificabile. Si impone però e può far deragliare la vita dai binari quotidiani. Per me il timbro blu è quello di Billie Holiday in “Lady in Satin”. Una voce giunta alla sua fine e che riassume tutto il dolore di una vita…”

Per consentirci poi di capire meglio questo concetto, ci invitò ad ascoltare due incisioni di Billie Holiday, grande voce del jazz e del blues, che io non conoscevo, ma di cui quella sera m’innamorai…
Una riguardava un’incisione di una Billie giovane, agli inizi della carriera ed una riguardante invece proprio Lady in Satin, inciso poco prima della sua morte, alla fine di una vita travagliata, fatta di sofferenze, soprusi e abusi di ogni tipo..
E fra le due voci, senza nessuna ombra di dubbio la più affascinante, la più coinvolgente, la più emozionante, quella che riusciva ad affondare le dita nell’anima, era proprio l’ultima, quella rugosa, a tratti spezzata di “Lady in Satin”.
Quell’imperfezione così particolare, frutto e orma indelebile di tutta quella vita dolorosa, diventava immensa bellezza… ipnotizzava ed emozionava, lasciando quasi senza respiro.

Provo a fare la stessa cosa, proponendovi My Old Flame, un’incisione del 1944 ad inizio carriera, e Lady in Satin del 1958, un anno prima della sua morte.

Se avete voglia, con un click sull’immagine, ascoltateli…

Bellezza e Imperfezione: Billie Holiday, My Old Flame
Billie Holiday – My Old Flame  1944

Se avete ascoltato, avrete forse capito perché io oggi voglia parlare di imperfezione e della bellezza che invece da questa ne può scaturire…

In Giappone esiste un termine wabi-sabi, difficilmente traducibile, ma che ricopre una vastissima area concettuale: “bellezza delle cose imperfette; bellezza delle cose incompiute o temporanee; bellezza delle cose umili, modeste, grezze, segnate dal tempo”.
I giapponesi definiscono wabi-sabi, ad esempio, un oggetto artigianale dalle finiture imperfette e non raffinate, dalla superficie ruvida e irregolare, oppure consumato, come ad esempio sono le ceramiche raku.

La Bellezza nell'Imperfezione: Ceramiche Raku

La Bellezza nell'Imperfezione: Ceramiche Raku

Sono wabi-sabi anche le emozioni o le azioni semplici dell’uomo, quelle naturali, spontanee, non costruite o ostentate e che possiedono una loro bellezza intrinseca a prescindere dai risultati poi ottenuti

La perfezione suscita senza dubbio ammirazione, ma rimane comunque astratta e distante, non provoca nessun fremito profondo, nessun turbamento, non fa vibrare nessuna corda nascosta dell’anima.

Rita Levi Montalcini nel suo saggio-biografia “Elogio dell’imperfezione” sostiene che “l’imperfezione ha da sempre consentito continue mutazioni di quel meraviglioso e quanto mai imperfetto meccanismo che è il cervello dell’uomo. Ritengo che l’imperfezione sia più consona alla natura umana che non la perfezione.”

Dagli anfibi all’Homo Sapiens, il cervello dei vertebrati si è sempre prestato a un miglioramento, ad un cambiamento, mentre negli invertebrati è nato così perfetto da non entrare nel gioco delle mutazioni. L’imperfezione è dunque una componente fondamentale dell’evoluzione; la perfezione invece è statica, non ha bisogno di cambiamenti.

Prendiamo infine, ad esempio, alcune donne dello spettacolo che, grazie al loro talento e alla loro intelligenza, sono andate oltre un certo aspetto fisico che avrebbe potuto (o potrebbe) essere un limite, e di cui hanno fatto invece grande virtù e segno distintivo di una bellezza imperfetta e per questo infinitamente affascinante.

anna magnani
Anna Magnani: Non la bellezza classica… ma una bellezza particolare, intensa, tutta sua…
La bellezza dell'Imperfezione: Barbra Streisan
Barbra Streisan: Come trasformare un difetto in grande fascino
La Bellezza dell'Imperfezione: Liza Minnelli
Liza Minnelli: Una bellezza particolare, lontana dai canoni classici, eppure intrigante
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Meryl Streep: Il fascino del grande talento – Bella a tutto tondo
La Bellezza dell'Imperfezione: Dayan Keaton
Dayan Keaton: Come sempre, indossa con gran classe anche le sue rughe

In tutto questo mi chiedo allora perché ogni giorno andiamo scrutando con severità lo specchio, notando quella ruga in più, quel minore tono della pelle, i fianchi troppo larghi, oppure quegli occhi che vorremmo più grandi, o più chiari,  e odiando quell’ago della bilancia che nonostante le diete non riusciamo proprio a far scendere…

Perché non proviamo ad avere uno sguardo diverso?
Perché non proviamo a pensare che l’immagine che lo specchio ci rimanda, così teneramente imperfetta, è il frutto che la vita ci ha regalato e che per questo ci rende uniche?

Questo non significa certamente non avere cura di sé, rinunciare alle nostre piccole e deliziose civetterie femminili… GIAMMAI!

Significa provare ad accettarci così come siamo, vedendo il bello di noi, ad ogni età e dopo ogni percorso.

Amiche mie, quanto potrebbe essere tutto meravigliosamente più semplice… ci proviamo insieme?

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