Ansia da prestazione

Ansia da prestazione: un modo per vincerla c’è

Ansia da prestazione: un consiglio controtendenza

Alzi la mano chi di noi non è mai stata vittima della cosiddetta “Ansia da prestazione”…

Ansia da prestazione

Può essere capitato in situazioni sociali o di coppia, prima di parlare in pubblico per una conferenza, per un test, per un colloquio di lavoro, per l’orale di un concorso, per un lavoro teatrale oppure semplicemente per illustrare al proprio capo un progetto al quale si è lavorato da tempo.

Le occasioni in cui può esserci capitato di sperimentare uno stato d’animo distruttivo, come appunto l’ansia da prestazione, come ben sappiamo sono molteplici… e a poco o niente valgo le frasi che come un mantra continuiamo a ripeterci per cercare di rilassarci un po’: “Stai calma”, “Andrà tutto bene”, “Cerca di rilassarti”, ecc.
Niente! Nessun risultato apprezzabile; l’ansia da prestazione è sempre lì che ci serra la gola, ci chiude lo stomaco provocando a volte dei veri e propri crampi dolorosi.
E la cosa peggiore purtroppo, è che spesso l’ansia da prestazione fa sì che i risultati siano molto al di sotto delle nostre aspettative, se non addirittura disastrosi.
Se dunque la prima cosa che ci viene in mente, nel momento in cui l’ansia ci aggredisce, è quello di cercare di rilassarci e di stare calme, ci accorgiamo poi che spesso questo sistema non è affatto vincente.

A questo proposito, un nuovo studio condotto dai ricercatori della Harvard Business School e pubblicato su Journal of Experimental Psychology: General a cura dell’American Psychological Association, ci offre un consiglio in controtendenza: il miglior modo per affrontare l’ansia da prestazione non è cercare di calmarsi, ma al contrario dare libero sfogo all’eccitazione del momento.
I migliori risultati si ottengono liberando la nostra ansia da prestazione e non cercando di reprimerla con tecniche di rilassamento.

In questo studio, sono stati coinvolti 140 volontari di ambo i sessi (63 uomini e 77 donne) ai quali è stato commissionato un discorso sul tema della loro affidabilità come partner lavorativi. Per aumentare il livello di ansia, è stato detto loro che i discorsi sarebbero stati videoregistrati e poi giudicati da un comitato.

La Dott.ssa Alison Wood Brooks, principale autrice dello studio, spiega: “l’ansia è incredibilmente pervasiva. Le persone hanno una radicata idea che cercare di calmarsi è il modo migliore per affrontare la propria ansia, ma che può essere molto difficile e inefficace. Quando le persone si sentono ansiose e cercano di calmarsi, pensano a tutte le cose che potrebbero andare male. Quando sono eccitate, stanno invece pensando a come le cose potrebbero andare bene”.

Prima della consegna del discorso, ai partecipanti è stato detto di ripetersi, come un mantra, frasi del tipo “Sono entusiasta” e, di contro, frasi come “Io sono tranquillo”
Dai risultati, è emerso che le persone che si erano ripetute “Io sono entusiasta”, avevano realizzato discorsi più lunghi e articolati e si erano dimostrate più rilassate, convincenti e competenti di quelle che, di contro, si erano ripetute “Stai calmo, rilassati”.
Secondo la Dott.ssa Brook, infatti, “Il modo in cui parliamo dei nostri sentimenti ha una forte influenza su come ci sentiamo realmente”.

Un secondo esperimento ha coinvolto un numero maggiore di volontari, 188 per la precisione (80 uomini e 108 donne), tutti sottoposti a test di matematica. Anche in questo caso, chi era stato spinto a mantenere alto il livello di eccitazione mostrava i risultati migliori.

Un terzo esperimento, analogamente strutturato, ha coinvolto 113 partecipanti (54 uomini e 59 donne) e si è basato sulle abilità canore dei soggetti, dando alla fine gli stessi identici risultati.

“Quando ci si sente ansiosi, si sta rimuginando troppo e concentrandosi su potenziali minacce – precisa la Dott.ssa Brooks –. Stando così le cose, le persone dovrebbero cercare di concentrarsi sulle potenziali opportunità. Essere positivi paga davvero, e le persone dovrebbero dire che sono eccitate. Anche se non ci credono in un primo momento, dicendo ‘Sono entusiasta’, si aumentano forti e autentici sentimenti di entusiasmo”.

Se dunque veniamo assalite dall’ansia da prestazione prima di un importante avvenimento di qualsiasi natura, sforziamoci di credere nelle nostre capacità e incrementiamo questo sentimento focalizzandoci sull’eccitazione piuttosto che tentare di calmarci perché, almeno in questo caso specifico, l’ansia manterrà alto il nostro livello di attenzione e di energia e quindi, dopotutto, risulterà estremamente positiva: amica e non nemica.

Naturalmente, le persone con disturbi di ansia conclamata, hanno probabilmente bisogno di un aiuto professionale in forma di terapia e di farmaci, per aiutarle a superare la forma più acuta delle loro paure. Ma, come ha sottolineato la Dott.ssa Brooks, tali tecniche potrebbero essere loro utili per affrontare momenti di ansia su base giornaliera. Hanno solo bisogno di dire più spesso a loro stesse “Sono entusiasta”.
Tutto ciò che migliora la fiducia in se stessi può aiutare ad alleviare l’ansia da prestazione .

“Io insegno da tempo questa tecnica ai miei pazienti perché li aiuti ad ottenere l’energia giusta per affrontare la sfida a quel tipo di ansia, ma è bello vedere i dati di supporto”, ha detto lo psicologo ricercatore Eric Garland, direttore associato di medicina integrativa presso l’Huntsman Cancer Institute a Salt Lake City, Utah, che non era coinvolto nello studio di Harvard.

“Da un punto di vista evolutivo, i nostri antenati hanno sviluppato la capacità di lotta o di fuga per rispondere rapidamente ad una minaccia. Il nostro corpo richiede di essere eccitato per avere l’opportuna lucidità mentale per affrontare qualsiasi tipo di prestazione” dice Garland
Non dobbiamo essere troppo rilassati, o non riusciremo a dare il meglio di noi.”

Del resto questa teoria viene costantemente applicata, ad esempio, nelle scuole di teatro dove gli insegnanti spingono gli allievi a non rilassarsi, ma a mantenere sempre alto il livello di ansia, proprio per ottenere migliori performances.

E per esperienza, questa è una teoria che condivido pienamente.

Qualche anno fa ad esempio, quasi agli albori della mia passione per il teatro, ricordo di aver fatto dei provini con Alessandro Benvenuti, per una particolare messa in scena di Benvenuti in casa Gori; ci siamo presentati in una moltitudine di persone, sulla quale è stata fatta una graduale scrematura attraverso ripetute selezioni.
Ebbene, ricordo che nei primi provini avevo una paura matta, un’ansia talmente forte da tenere costantemente altissimi i livelli di energia e concentrazione.
Prima di ogni provino mi caricavo costantemente e questo mi dava spigliatezza, sicurezza e la carica energetica necessaria per far venir fuori il meglio di me ed andare avanti nelle selezioni.
Quando però siamo arrivati ad essere in pochissimi, e quindi ad un passo dalla “scelta finale”, è subentrato in modo subdolo, un senso di sicurezza e rilassatezza…
Ed è successo l’imprevedibile…
Il testo lo conoscevo PERFETTAMENTE, lo avevo ripetuto in modo assolutamente naturale fino ad un ATTIMO PRIMA di entrare nella stanza con Benvenuti…
Poi sono entrata… Benvenuti mi ha detto “Quando vuoi…” invitandomi ad iniziare…
E… IL BUIO!
Niente, non ricordavo niente, NIENTE!
La mente completamente immobile, paralizzata: non una parola, niente di niente…
“Ok, si… grazie… Può andare…”
Fine della storia…

A questo link il video dei provini “riusciti meglio”… 🙂

Così, ogni volta che siamo alla soglia del debutto di una commedia, o alla replica di qualche spettacolo già sperimentato, il nostro regista tiene alto il nostro “livello ansiogeno” rimbrottandoci aspramente per aver sbagliato questo o quello o per la scarsa “qualità energetica” nell’interpretazione… ed ha ragione a farlo perché questo, paradossalmente ci aiuta …

Ansia da prestazione

E così ogni volta, quando mancano pochi attimi per l’alzarsi del sipario, dietro alle quinte ci carichiamo un po’ come fanno i Maori con la Haka: “Siamo forti”, “Siamo i migliori”, “Ora andiamo sul palco e facciamo vedere al pubblico chi siamo!”

A seguire, altri riti scaramantici, che però nel blog di una signora non si possono dire… 🙂

E a voi è mai capitato di essere assaliti da ansia da prestazione? E se si, l’avete superata e come?

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